01.09.2026

Quanto valgono i dati rispetto alla vita umana

di Marco Negri

 Quaderni

In un data center l’energia deve restare disponibile in ogni condizione: durante un guasto, durante una manutenzione, quando un’apparecchiatura si ferma. Il dato deve essere sempre raggiungibile, ed è il principio su cui si fonda ogni infrastruttura digitale critica.
Negli ospedali, dove dalla continuità elettrica dipendono apparecchiature che proteggono la vita, la stessa ambizione trova una realizzazione più disomogenea.

Per decenni UPS e gruppi elettrogeni hanno rappresentato la risposta principale al rischio di interruzione. Ma il guasto resta sempre possibile. Il raddoppio delle sorgenti regge finché queste restano davvero separate: concentrate nello stesso locale, con un punto vulnerabile in comune o con un’unica linea verso il carico, il vantaggio si annulla.

I data center hanno esteso il concetto di ridondanza all’intero sistema. Trasformatori, gruppi elettrogeni e UPS sono soltanto l’inizio. La continuità dipende anche dalla separazione fisica degli ambienti, dall’indipendenza dei percorsi e dalla possibilità di intervenire su ogni componente a servizio attivo.

Nelle configurazioni più esigenti l’impianto resta in funzione mentre il guasto è in corso, e ci resta fino alla riparazione. A questo si aggiunge la replica dei dati in siti differenti. La sicurezza sta nella coerenza dell’intera architettura, prima ancora che nella singola macchina.

Anche gli ospedali sono soggetti a norme specifiche, costruite intorno alle caratteristiche dei diversi ambienti e carichi medicali. Il punto critico riguarda soprattutto lo stato delle infrastrutture esistenti, la manutenzione e la capacità di tradurre le possibilità tecniche in investimenti concreti.

Negli ospedali l’esperienza degli ultimi cinque anni consegna un quadro di altro segno. Cabine interrate esposte al rischio di allagamento, infiltrazioni d’acqua vicino a trasformatori e power center, interblocchi affidati a semplici avvisi cartacei: situazioni impensabili in un data center.

La domanda diventa allora inevitabile: un livello di affidabilità considerato accettabile in una struttura ospedaliera supererebbe la valutazione prevista per un data center?
Le soluzioni esistono già. Linee indipendenti, sistemi di commutazione adeguati ai diversi carichi, separazione dei percorsi e manutenzione programmata sono tecnologie disponibili e consolidate. Quello che ancora manca è una cultura della continuità capace di trattare l’interruzione di un servizio essenziale come un rischio da prevenire attraverso progettazione, gestione e visione di lungo periodo.
Dati e persone stanno dalla stessa parte. La cultura della resilienza sviluppata dal mondo digitale può diventare un riferimento per tutte le infrastrutture critiche. Se oggi si pretende che un dato sia sempre disponibile, almeno la stessa cura va richiesta ai sistemi che proteggono la salute, la sicurezza e la vita umana.