Nel 1975 Alain Aspect va al CERN a proporre a John Bell un esperimento, e Bell, prima di entrare nel merito, gli chiede se abbia una posizione a tempo indeterminato, perché il tema è considerato irrilevante dalla maggior parte dei fisici e chi se ne occupa rischia di passare per un pazzo. Aspect risponde che la posizione ce l’ha, e Bell conclude che allora si può cominciare a fare scienza.
Quasi mezzo secolo dopo, nel 2022, Aspect riceverà il Nobel per la Fisica insieme a John Clauser e Anton Zeilinger, per gli esperimenti con fotoni entangled, la violazione delle disuguaglianze di Bell e il lavoro pionieristico sull’informazione quantistica.
La questione del 1935 è l’entanglement. Einstein, Podolsky e Rosen costruiscono un argomento teorico su due sistemi che hanno interagito e poi vengono separati, e ne concludono che la descrizione quantistica della realtà è incompleta; Schrödinger, poco dopo, battezza il fenomeno entanglement e lo indica come il tratto caratteristico della nuova fisica.
Per trent’anni il dibattito resta filosofico, finché nel 1964 Bell lo trasforma in una disuguaglianza, se la realtà è locale le correlazioni misurate devono restare sotto una soglia, che Clauser viola per primo nel 1972, Aspect nel 1982 e Zeilinger nel 1998 a Innsbruck, fino ai primi test del 2015.
Da qui nasce quella che Aspect e Riccardo Adami chiamano seconda rivoluzione quantistica. Ne escono calcolo, metrologia e comunicazioni quantistiche. Nel protocollo di Artur Ekert, del 1991, due interlocutori ricavano una chiave da coppie di fotoni entangled: un’intercettazione altera le correlazioni e può essere rivelata attraverso un test di Bell.
Adami distingue la teoria dalla tecnica: la sicurezza del protocollo, scrive, è “eterna come un teorema”, ma gli apparati che lo eseguono, sorgenti, fibre, rivelatori, hanno le loro vulnerabilità e queste sono oggetti fisici, in luoghi precisi.
Nel 1998 Nicolas Gisin e il suo gruppo hanno portato l’entanglement su oltre dieci chilometri della rete in fibra svizzera, partendo dalla stazione di Cornavin a Ginevra; le fibre attuali, ricorda Aspect, hanno praticamente raggiunto il limite teorico di trasparenza della silice, e oltre servono stazioni intermedie con memorie quantistiche ancora da perfezionare.
Il computer quantistico arrivato al Politecnico di Torino nel maggio 2025 è, nelle parole di Adami, «un enorme frigorifero» in cui solo una piccola porzione calcola.
Letti con l’occhio di chi progetta infrastrutture, i due libri dicono dunque una cosa che i fisici lasciano sullo sfondo: ogni volta che l’entanglement è uscito dal laboratorio ha dovuto prendere posto nel mondo fisico. Una stazione ferroviaria, un campus, una stanza refrigerata.
La rete quantistica è per costruzione una catena di presidi a distanza obbligata, ciascuno da alimentare, raffreddare e proteggere. La domanda che segue è dove, su quale fibra, in quali edifici, di chi: se quei nodi nasceranno come infrastruttura civica o come recinti proprietari.
Bell chiese ad Aspect un posto stabile prima di lasciarlo fare scienza. Mezzo secolo dopo la domanda vale per la tecnologia: prima della scienza, il luogo.
Redazione
Letture: Riccardo Adami, Il codice di Schrödinger (Dedalo, 2025); Alain Aspect, Se Einstein avesse saputo (Raffaello Cortina, 2026).