Per la realizzazione di un datacenter la seconda variabile più importante da considerare, dopo l’accesso all’energia, è la connettività. Il valore dei dati conservati nei datacenter non risiede solo nella loro protezione, ma anche nella possibilità di accedervi, scambiarli e riutilizzarli. Quanto più questi flussi sono supportati da una connettività efficiente, tanto maggiore è il valore del servizio offerto.
In questo contesto entrano in gioco gli Internet Exchange (IXP), nodi di interscambio neutrali che, attraverso il peering, facilitano lo scambio di traffico dati tra operatori e verso il mercato, dalle imprese ai cittadini, dalla pubblica amministrazione al mondo della ricerca. La loro presenza è particolarmente rilevante per i datacenter distribuiti sul territorio, dove prossimità alla domanda e riduzione della latenza devono accompagnarsi a prestazioni di rete adeguate.
Gli IXP, anche attraverso la funzione di telehouse, consentono l’interconnessione diretta tra Tier1, carrier, ISP e cloud provider, aumentando le opportunità di scambio e riducendo i costi del transito sulla rete Internet globale.
Se i datacenter sono spesso invisibili, gli IXP rappresentano invece punti di incontro ben riconoscibili dell’ecosistema digitale. Come una piazza nel cuore di una città, mettono in relazione reti diverse attraverso infrastrutture che permettono il passaggio continuo dei dati.
Ma gli IXP non connettono soltanto infrastrutture. Sostengono anche comunità di operatori che condividono competenze, pratiche ed esperienze, dando voce sia ai grandi sia ai piccoli attori del digitale. Una funzione ancora più importante in un contesto in cui i datacenter si moltiplicano e si distribuiscono in logica edge, rendendo sempre più centrale il valore dell’aggregazione e delle relazioni.
Secondo l’Internet Society, nel mondo sono presenti oltre 1.000 IXP (con almeno tre membri, fonte PeeringDB). L’Europa guida la classifica con quasi 360 nodi, seguita dall’Asia. In Italia gli IXP operano nelle grandi città come Milano, Roma e Torino, ma svolgono un ruolo strategico anche in contesti territoriali meno metropolitani.
È il caso di Padova, dove VSIX (Veneto System Internet Exchange) è il quarto IXP italiano per traffico dati, con un picco di 292 Gbps raggiunto nel 2026. In quindici anni ha contribuito a trasformare la città in un nodo digitale di rilievo nazionale, grazie alla collaborazione tra Università di Padova, Infocamere e infrastrutture neutrali, sostenendo la digitalizzazione delle PMI e della pubblica amministrazione locale.
La crescita di Internet è stata sostenuta dagli IXP. Oggi, mentre aumentano i volumi di dati e si affermano nuove applicazioni legate all’intelligenza artificiale, la capacità di garantire resilienza, neutralità, sicurezza e bassa latenza rende questi nodi un elemento fondamentale per lo sviluppo digitale dei territori.
Eleonora Di Maria, Professoressa Ordinaria di Economia e gestione delle imprese, Università degli Studi di Padova